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Intervista a Massimo Nordio, AD di Volkswagen Group Italia. (Fonte: Il Messaggero)

«La persona normale si fa una domanda: quando dovrò farmi la prossima auto che cosa devo comprarmi?» Massimo Nordio non vuole parlare solo come l’amministratore di Volkswagen Group Italia, che nel 2019 ha venduto 300 mila auto in Italia, il 15% del mercato, o il rappresentante del costruttore numero 1 al mondo.

Sa che, anche chi riveste il suo ruolo, deve partire dalle esigenze dell’uomo della strada, ma anche guardare l’intero scenario.
«Il punto di partenza per cambiare la mobilità in Italia impone di ringiovanire e ridurre il parco circolante, ma servono scelte coraggiose. Bisognerebbe imporre per legge l’obsolescenza programmata: prevedere un ciclo di vita per ogni auto alla fine del quale non può più circolare».

Anno 2020: la Volkswagen propone la nuova ID.3 come la macchina elettrica del popolo…
«La nostra missione è stata sempre questa e oggi dobbiamo essere i più credibili ed efficaci nel creare una diffusione di massa dell’auto elettrica. Nel 2040 non produrremo più veicoli dotati di motore a combustione e nel 2050 avremo un parco circolante ad impatto zero. Nel 2020 inizia per noi l’era dell’“elettrico per molti” perché gli elementi che impedivano questa scelta non ci saranno più e tenderanno sempre di più a sparire: il prezzo con la tenuta del valore nel tempo, l’autonomia e infine il tempo di ricarica».

Come avete affrontato queste problematiche?
«Abbiamo investito 30 miliardi di euro creando la piattaforma modulare MEB, specifica per i veicoli elettrici. La prima auto basata sulla MEB sarà la ID.3, è grande come una Golf e avrà tre taglie di batterie diverse per autonomie di 330, 420 o 550 km. Avrà un prezzo che partirà da meno di 30mila euro, dunque quanto una Golf con motore diesel, e ci vorrà mezz’ora per ricaricarla all’80%».

Quanti modelli elettrici dobbiamo aspettarci?
«Tanti. La ID.3 avrà sorelle Volkswagen e cugine con gli altri marchi basate sulla stessa piattaforma. Avremo anche un’altra piattaforma, denominata PPE, destinata ad auto premium e ad alte prestazioni».

Cosa cambia nel quotidiano per chi sceglie l’auto elettrica?
«Sarà il cliente a decidere. Pensiamo che l’utilizzo che egli fa dell’automobile sia il punto di partenza: se la usa in città e ha un box, domani può comprare l’auto elettrica e farsi installare la wallbox per ricaricarla a casa. Altrimenti potrà rimandare questo passaggio e nel frattempo scegliere tra benzina, gasolio o metano».

I detrattori dell’auto elettrica dicono che è inquinante, anche se non allo scarico…
«L’auto elettrica è l’unica a emissioni locali pari a zero. La ID.3 è ad emissioni zero anche per la produzione. In Italia abbiamo il 37% di energia prodotta da fonti rinnovabili, ma secondo l’Enel arriveremo al 100% entro il 2050».

Il mercato dell’auto elettrica in Italia nel 2019 è stato di circa 10.500 targhe con una crescita del 110%. Che cosa succederà nel 2020 con l’arrivo di altri modelli?
«Sono convinto che il potenziale è strettamente legato alle caratteristiche dei veicoli che i costruttori mettono in commercio. Nel 2020 avremo altri nuovi modelli, mi aspetto una forte crescita».

Gli incentivi stanno spingendo il cliente privato…
«La novità è che finalmente il cliente privato, non solo l’azienda, sta entrando all’interno dei concessionari dicendo: voglio un’auto elettrica. Per questo il ruolo delle reti di vendita è offrire soluzioni che rendano la fruizione analoga a quella dell’auto tradizionale: facile da avere e da ricaricare».

Che cos’altro serve per spingere il cliente verso una mobilità più pulita e che ci affranchi da problemi come i blocchi del traffico?
«L’incentivazione più importante è la chiarezza e la veridicità dell’informazione. Ancora oggi c’è confusione tra le auto elettriche e quelle ibride. In città come Roma hanno le stesse facilitazioni come se avessero le stesse emissioni, invece andrebbero diversificate. Le incentivazioni aiutano e possono anticipare i tempi, ma non sono decisive perché le auto elettriche costeranno molto presto come quelle tradizionali. In più, lo sviluppo della rete di ricarica farà passare l’auto elettrica alla fase 2: dalla micromobilità cittadina a quella intercittadina».

Qual è la peggiore fake news che gira intorno all’auto elettrica?
«Che le auto elettriche ed ibride siano la stessa cosa, solo che quelle elettriche sei costretto a fermarti per ricaricarle con le spine mentre le ibride si ricaricano in marcia. Messa in questo modo, sembra che il risultato sia uguale, ma non è così perché l’auto ibrida senza spina può percorrere solo 2 o 3 km in elettrico e il resto lo fa con il motore a benzina».

Auto elettrica significa un modo diverso di vivere. Come migliorare la nostra qualità di vita di automobilisti?
«Dando il supporto necessario affinché l’esperienza di utilizzo sia identica a quella di un’auto tradizionale, a cominciare dal processo di vendita e di consulenza perciò che riguarda l’installazione della wallbox a casa. La Volkswagen sta progettando anche robot di ricarica e colonnine mobili».

Perché la demonizzazione del diesel va di pari passo con l’esaltazione dell’elettrico?
«Se non ci fosse l’elettrico probabilmente non ci sarebbe una demonizzazione così accesa del diesel. Demonizzare il diesel Euro 6 è una follia dal punto di vista scientifico e da quello economico, noi siamo ben consapevoli che il lungo periodo di transizione fino alla totale diffusione della mobilità elettrica renda necessario l’utilizzo di tutte le tecnologie tradizionali ma evolute di cui disponiamo (benzina, diesel, metano e ibrido)».

Dobbiamo avere meno macchine in strada. Sembra un controsenso per una casa automobilistica…
«Solo apparentemente. Non è affatto detto che avere meno automobili in strada significhi venderne meno. Secondo me, la formula è quella di aumentare il tasso di sostituzione: posso vendere lo stesso numero di automobili, ma averne di meno su strada, ma più pulite e sicure».

Muoversi è diventato sempre più complicato. Non basta solo l’elettrico. Che cosa fa un costruttore oltre ad auto migliori?
«L’elettrificazione è solo un aspetto del futuro dell’auto. L’automobile diventerà sempre di più una culla digitale nella quale potremo trascorrere sempre più tempo: non sarà solo un mezzo di trasporto per passare dal punto A al punto B, ma un ambiente sempre più simile alla casa o all’ufficio. E poi c’è la guida autonoma per il raggiungimento di un livello di sicurezza sempre più elevato».

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