Motori Green è tutto ciò che c'è da sapere sul mondo dei motori elettrici.

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Le due ruote corrono sulla via dell’elettrico

Intervista all’ Ing. Livia Cevolini, CEO di Energica Motor Company.

Abbiamo intervistato Livia Cevolini, CEO di Energica, azienda leader nella produzione di motociclette elettriche made in Italy e del relativo campionato.

Ci fai una panoramica sul mercato delle moto elettriche sul territorio nazionale ed europeo?
«IIl mercato delle moto elettriche in Italia e in Europa è in crescita a doppia cifra anche nel 2020, così come è stato nell’ultimo triennio e le prospettive di crescita sono ancora maggiori nel triennio 2021-2024. Buona parte del successo delle moto elettriche dipende, oltre che dalla presenza sul mercato di prodotti tecnologicamente evoluti come le nostre moto, dalle azioni che i governi centrali e locali hanno intrapreso e intraprenderanno per incentivare l’acquisto di veicoli a due ruote a emissioni zero. Incentivi non solo economici ma anche ‘sociali’, creati per salvaguardare salute e benessere dei cittadini».

C’è un limite dettato dall’infrastruttura delle colonnine elettriche sul territorio nazionale?
«Sicuramente scontiamo un ritardo rispetto ad altri paesi in cui l’infrastruttura di ricarica è già consolidata. C’è un grande interesse in Italia sull’elettrico, cresce la domanda ma occorre in primis un ecosistema che comprenda l’infrastruttura, la cultura, gli incentivi per far partire il mercato. In Italia ci stiamo arrivando».

Da poco avete presentato le ultime novità per il 2021. Come vi siete organizzati per far conoscere la gamma? Test ride sul territorio? Se si dove?
«Abbiamo in programma diverse attività sia on che off line insieme alla nostra rete vendita e ai nostri partner. Abbiamo partecipato a diversi eventi digitali per presentare i nostri prodotti, e certamente verranno organizzati test ride attraverso la rete vendita non appena sarà possibile. Tutto dipenderà molto dalle dinamiche restrittive dovute alla pandemia globale tuttora in corso».

L’impegno in MotoE per il nuovo anno? Quanto vi ha aiutato l’esperienza trascorsa nelle piste per lo sviluppo della nuova gamma?
«Il nostro sviluppo tecnologico ha avuto un incredibile boost con MotoE. Continueremo con grande orgoglio ad essere Costruttori Unici FIM Enel MotoE™ World Cup anche nel 2022: l’estensione del contratto ci conferma come leader tecnologici globali nelle moto elettriche ad alta prestazione per almeno altri due anni, che con i 10 anni già passati ci garantisce un vantaggio competitivo incolmabile. Il campionato inoltre ha dimostrato di essere una piattaforma utilissima per i progressi tecnologici e la visibilità di Energica sui mercati internazionali. Proprio grazie a MotoE abbiamo avuto e abbiamo tuttora un banco prova unico per testare nuove tecnologie.

Grazie a MotoE abbiamo implementato fin dall’anno scorso importanti features sulle nostre moto. Infatti con il 60% di autonomia in più, coppia incrementata del 10% e il 5% di peso in meno, la gamma Energica 2020 si è posta sul mercato come un prodotto unico in termini di innovazione e performance. E con le nuovi versioni RS per la stagione 2021 abbiamo aggiunto un’ulteriore accelerazione di 2 decimi nello 0-100km/h».

Oltre all’indiscutibile vantaggio per l’ambiente dei motori green, ma l’emozione di guidare una moto elettrica è la stessa?
«Gli appassionati si convincono con le prestazioni e il divertimento di guida e tutto questo nell’elettrico c’è eccome. Il nostro pubblico è appassionato di moto ma anche di tecnologia: in particolare i nostri clienti non si accontentano di una bellissima moto ad elevate prestazioni, ma vogliono qualcosa di più, una moto per divertirsi, facile da guidare senza cambio e frizione, tecnologica e silenziosa, il che permette di apprezzare altri suoni come il vento o lo sfregamento del ginocchio a terra in curva. Un’esperienza completa, attuale e quindi emozionante.

Quindi la nuova frontiera delle due ruote!»

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Carbon neutral entro il 2050: il percorso del Gruppo Volkswagen

Per centrare i propri obiettivi – raggiungere i target definiti dagli accordi di Parigi sul clima e diventare carbon neutral entro il 2050 – il Gruppo Volkswagen agisce su tre fronti: ridurre il consumo di energia, usare fonti energetiche rinnovabili e compensare le emissioni inevitabili.

Il profondo impegno per gli obiettivi climatici stabiliti dagli accordi di Parigi è la priorità per il Gruppo Volkswagen. “Combattere la crisi climatica è la più grande sfida di questa epoca e per ridurne l’impatto è imperativo limitare il riscaldamento globale” ha spiegato il CEO Herbert Diess.”Per questo l’intero Gruppo dovrà essere carbon neutral entro il 2050, e ciò non vale solo per i veicoli prodotti, ma per tutte le attività. Abbiamo la responsabilità e l’obbligo di dare il nostro contributo per limitare il cambiamento climatico e stiamo lavorando per raggiungere i nostri obiettivi con la massima coerenza. Abbiamo l’opportunità e la capacità di farlo”.

CEO Herbert Diess

La carbon footprint

Il Gruppo Volkswagen punta sulla mobilità elettrica, perché i veicoli a batteria hanno una carbon footprint migliore rispetto a tutte le altre tecnologie, lungo l’intero ciclo di vita. Alcuni sono già in vendita e stanno aprendo la strada alla diffusione di massa della mobilità elettrica: le Volkswagen ID.31 e ID.42, per esempio, entrambe già carbon neutral.

Gli impianti di produzione delle batterie utilizzano esclusivamente elettricità proveniente da fonti rinnovabili, mentre le emissioni inevitabili generate nelle catene di fornitura e nei processi di produzione sono compensate con progetti di salvaguardia del clima.

Elettrico e pianificazione

Entro il 2030, il Gruppo Volkswagen porterà sul mercato 70 modelli 100% elettrici, per un totale di 26 milioni di veicoli prodotti. A questi si aggiungeranno 60 veicoli ibridi. A tal scopo, il Gruppo investirà oltre 60 miliardi di Euro entro il 2025 nell’elettrificazione (35 miliardi) e nella digitalizzazione (27 miliardi).

In parallelo, Volkswagen sta convertendo all’elettrico la propria flotta di auto aziendali: i manager devono essere i primi a dare l’esempio. Inoltre, agli investitori è data la possibilità di partecipare allo sviluppo della mobilità elettrica attraverso i Green Bond, che aiutano a rifinanziare i progetti relativi alla piattaforma MEB e ai modelli a zero emissioni, come ID.3 e ID.4.

Energia rinnovabile e riciclo

La transizione verso la mobilità elettrica viene affrontata con un approccio olistico. Il Gruppo Volkswagen non produce solo le auto, ma anche celle per le batterie, contribuisce allo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica e fornisce elettricità green attraverso la controllata Elli.

Le batterie sono garantite per 8 anni o 160.000 km; quando non possono più essere caricate al massimo della loro capacità, possono essere utilizzate per immagazzinare energia in stazioni di ricarica prima di essere riciclate.

Questa seconda vita è in fase di sperimentazione all’interno dello stabilimento di Salzgitter. L’attenzione è anche sui processi di riciclo, con l’obiettivo di creare un circuito chiuso con un’efficienza del 90%.

Infrastruttura di ricarica e fornitori

Con WeChargeVolkswagen fornisce agli utenti l’accesso a 150.000 stazioni di ricarica pubbliche in tutta Europa, attraverso un’unica carta di ricarica: una soluzione che facilita notevolmente la fruibilità quotidiana. Per quanto riguarda l’approvvigionamento, dal 2019 il Gruppo Volkswagen ha adottato un nuovo sistema di valutazione, con cui vincola i propri fornitori a utilizzare flussi di lavoro trasparenti, con un’attenzione particolare sul tema dei diritti umani.

La catena di fornitura delle materie prime per le batterie viene monitorata dall’azienda specializzata RCS Global, che si concentra sull’analisi della compliance in termini di diritti umani, sicurezza delle condizioni lavorative e adozione di misure per proteggere l’ambiente, a partire dalle miniere.

Un lungo percorso

Entro il 2030, il Gruppo Volkswagen punta a ridurre le emissioni globali di gas serra derivanti dalla produzione e dall’utilizzo dei veicoli della gamma del 30% rispetto al 2018. Obiettivo che secondo l’iniziativa indipendente Science Based Targets (SBTi) soddisfa i requisiti degli accordi di Parigi sul clima.

Attualmente, il 41% dell’elettricità consumata nei processi produttivi del Gruppo proviene da fonti rinnovabili; l’obiettivo è di arrivare al 100% entro il 2030 (dapprima in Europa, entro il 2023, con l’eccezione di ŠKO-ENERGO, poi nel resto del mondo). Già oggi in 43 sedi del Gruppo si utilizza esclusivamente energia green. Nel frattempo i 125 stabilimenti produttivi sparsi in tutto il mondo stanno migliorando la loro efficienza energetica: in questo senso, negli ultimi due anni sono state implementate oltre 1.650 nuove misure.

Gli stabilimenti

Le due centrali elettriche dello stabilimento Volkswagen di Wolfsburg verranno completamente convertite dal carbone al gas naturale entro la fine del 2022, riducendo le emissioni di CO2 del 60% – ovvero, con un taglio pari a 1,5 milioni di tonnellate ogni anno.

Gli impianti di Bruxelles (Audi), Zwickau e Dresda (Volkswagen), Vrchlabí (ŠKODA) e Crewe (Bentley) sono le prime strutture carbon neutral del Gruppo Volkswagen. In Norvegia, Volkswagen ha inoltre attivato, insieme a Green Mountain, un centro informatico carbon neutral che utilizza energia al 100% idroelettrica, risparmiando 5.800 tonnellate di COogni anno.

I trasporti

Entro il 2021 tutti i trasporti ferroviari di materiali e veicoli in Germania utilizzeranno elettricità proveniente da fonti rinnovabili, tagliando così 26.700 tonnellate di emissioni di CO2 all’anno. Nello stabilimento portoghese di Palmela, il Gruppo Volkswagen ha riattivato una linea ferroviaria per il trasporto di veicoli al porto di Setúbal. Il treno circola fino a quattro volte al giorno consegnando circa 500 veicoli al porto e sostituendo 63 viaggi in camion, con un risparmio di 400 tonnellate di anidride carbonica all’anno.

In Spagna, nello stabilimento SEAT di Martorell, per i trasporti vengono utilizzati i rimorchi per autocarri più grandi disponibili sul mercato (lunghi 31,7 e 25,2 metri): una soluzione che consente di tagliare le emissioni di CO2 del 30% rispetto ai camion convenzionali.

Per quanto riguarda la logistica marittima, il Gruppo utilizza già un cargo alimentato a gas naturale e un altro entrerà in servizio a breve; con un pieno è possibile coprire l’intero viaggio di andata e ritorno, Germania-Messico-Germania.

Le emissioni di CO2

Attraverso un fondo “CO2, che dispone di un budget annuale di 25 milioni di Euro, il Gruppo Volkswagen sostiene tutti i progetti interni che riducono le emissioni di gas serra. È stato inoltre incorporato un indice di decarbonizzazione (DKI) all’interno della strategia, come indicatore dell’avanzamento del percorso – i cui progressi vengono pubblicati regolarmente – verso la neutralità climatica.

La mission aziendale “goTOzero” riunisce tutte le misure ambientali implementate, riassumendo un modo sostenibile di fare business che riduce al minimo l’impatto del Gruppo. Quattro le aree di azione individuate: cambiamento climatico, risorse, qualità dell’aria e conformità ambientale.

In conclusione

Per diventare carbon neutral entro il 2050, il Gruppo Volkswagen segue tre capisaldi: ridurre il consumo di energia in maniera efficace e sostenibile, passare alle fonti rinnovabilicompensare le emissioni che attualmente non possono essere evitate. Insieme alla strategia di elettrificazione, questi tre principi permettono di contribuire efficacemente alla lotta contro il riscaldamento globale.

Non dobbiamo perdere nessuna opportunità, e non la perderemo, per ottimizzare ulteriormente la nostra efficienza nell’utilizzo delle risorse, così come nel riutilizzo e nel riciclo dei materiali“, nelle parole del CEO Herbert Diess.

1)  ID.3 – consumo combinato (NEDC) in kWh/100 km: 15,4-14,5; emissioni di CO₂ in g/km: 0; classe di efficienza: A+.

2)  ID.4 – consumo combinato (NEDC) in kWh/100 km: 16,9-16,2; emissioni di CO₂ in g/km: 0; classe di efficienza: A+.

FonteVolkswagen AG

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Due ruote di mobilità sostenibile

Dal 22 ottobre è arrivato a Napoli Reby, il monopattino elettrico in sharing per la mobilità urbana.

Abbiamo intervistato Alessandro Polverino, responsabile Logistica e Gestione Sharing Mobility per K-City, che ci ha spiegato come funzionano questi nuovi mezzi di trasporto del tutto Green.

Utilizzare un monopattino elettrico è molto semplice e bastano pochi passi. 1. Scarica la App Reby sul tuo smartphone; 2. Verifica la posizione dei monopattini ed individua quello più vicino a te sulla mappa; 3. Raggiungilo e sbloccalo col tuo cellulare. A questo punto sei pronto a partire, raggiungi la tua destinazione e lascia lì il monopattino.

Alessandro, come è stata accolta questa novità?

Attualmente ci sono 250 monopattini nei quartieri Chiaia, Vomero e Arenella e altri 150 sono in arrivo per Fuorigrotta. Solo il primo giorno sono state fatte 116 corse e fino ad oggi la media è stata di 560 corse al giorno.

Ma di che distanze parliamo? Le persone per quanto tempo usano i monopattini?

La corsa media è di circa 10 minuti: meno di 2 Km.

Un utilizzo decisamente urban, quindi. Sembra un grosso cambiamento per la mobilità! Vale per tutte le fasce d’età?

L’utilizzo del mezzo è semplice, basta avere un po’ di equilibrio quindi può essere usato da chiunque.

Esistono delle regole di utilizzo? Sono compatibili con il Codice della Strada?

Certo che ci sono delle regole: l’utente le legge e le accetta prima di iniziare l’utilizzo. Non si tratta di un vero e proprio codice ma, innanzitutto, quando si lascia il monopattino è necessario scattare una foto che lo inquadra nel luogo in cui è in sosta e poi ci sono delle persone preposte al controllo che, se è il caso, applicano delle multe addebitate sul credito in App.

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Per noi la svolta elettrica è arrivata

Intervista a Massimo Nordio, AD di Volkswagen Group Italia. (Fonte: Il Messaggero)

«La persona normale si fa una domanda: quando dovrò farmi la prossima auto che cosa devo comprarmi?» Massimo Nordio non vuole parlare solo come l’amministratore di Volkswagen Group Italia, che nel 2019 ha venduto 300 mila auto in Italia, il 15% del mercato, o il rappresentante del costruttore numero 1 al mondo.

Sa che, anche chi riveste il suo ruolo, deve partire dalle esigenze dell’uomo della strada, ma anche guardare l’intero scenario.
«Il punto di partenza per cambiare la mobilità in Italia impone di ringiovanire e ridurre il parco circolante, ma servono scelte coraggiose. Bisognerebbe imporre per legge l’obsolescenza programmata: prevedere un ciclo di vita per ogni auto alla fine del quale non può più circolare».

Anno 2020: la Volkswagen propone la nuova ID.3 come la macchina elettrica del popolo…
«La nostra missione è stata sempre questa e oggi dobbiamo essere i più credibili ed efficaci nel creare una diffusione di massa dell’auto elettrica. Nel 2040 non produrremo più veicoli dotati di motore a combustione e nel 2050 avremo un parco circolante ad impatto zero. Nel 2020 inizia per noi l’era dell’“elettrico per molti” perché gli elementi che impedivano questa scelta non ci saranno più e tenderanno sempre di più a sparire: il prezzo con la tenuta del valore nel tempo, l’autonomia e infine il tempo di ricarica».

Come avete affrontato queste problematiche?
«Abbiamo investito 30 miliardi di euro creando la piattaforma modulare MEB, specifica per i veicoli elettrici. La prima auto basata sulla MEB sarà la ID.3, è grande come una Golf e avrà tre taglie di batterie diverse per autonomie di 330, 420 o 550 km. Avrà un prezzo che partirà da meno di 30mila euro, dunque quanto una Golf con motore diesel, e ci vorrà mezz’ora per ricaricarla all’80%».

Quanti modelli elettrici dobbiamo aspettarci?
«Tanti. La ID.3 avrà sorelle Volkswagen e cugine con gli altri marchi basate sulla stessa piattaforma. Avremo anche un’altra piattaforma, denominata PPE, destinata ad auto premium e ad alte prestazioni».

Cosa cambia nel quotidiano per chi sceglie l’auto elettrica?
«Sarà il cliente a decidere. Pensiamo che l’utilizzo che egli fa dell’automobile sia il punto di partenza: se la usa in città e ha un box, domani può comprare l’auto elettrica e farsi installare la wallbox per ricaricarla a casa. Altrimenti potrà rimandare questo passaggio e nel frattempo scegliere tra benzina, gasolio o metano».

I detrattori dell’auto elettrica dicono che è inquinante, anche se non allo scarico…
«L’auto elettrica è l’unica a emissioni locali pari a zero. La ID.3 è ad emissioni zero anche per la produzione. In Italia abbiamo il 37% di energia prodotta da fonti rinnovabili, ma secondo l’Enel arriveremo al 100% entro il 2050».

Il mercato dell’auto elettrica in Italia nel 2019 è stato di circa 10.500 targhe con una crescita del 110%. Che cosa succederà nel 2020 con l’arrivo di altri modelli?
«Sono convinto che il potenziale è strettamente legato alle caratteristiche dei veicoli che i costruttori mettono in commercio. Nel 2020 avremo altri nuovi modelli, mi aspetto una forte crescita».

Gli incentivi stanno spingendo il cliente privato…
«La novità è che finalmente il cliente privato, non solo l’azienda, sta entrando all’interno dei concessionari dicendo: voglio un’auto elettrica. Per questo il ruolo delle reti di vendita è offrire soluzioni che rendano la fruizione analoga a quella dell’auto tradizionale: facile da avere e da ricaricare».

Che cos’altro serve per spingere il cliente verso una mobilità più pulita e che ci affranchi da problemi come i blocchi del traffico?
«L’incentivazione più importante è la chiarezza e la veridicità dell’informazione. Ancora oggi c’è confusione tra le auto elettriche e quelle ibride. In città come Roma hanno le stesse facilitazioni come se avessero le stesse emissioni, invece andrebbero diversificate. Le incentivazioni aiutano e possono anticipare i tempi, ma non sono decisive perché le auto elettriche costeranno molto presto come quelle tradizionali. In più, lo sviluppo della rete di ricarica farà passare l’auto elettrica alla fase 2: dalla micromobilità cittadina a quella intercittadina».

Qual è la peggiore fake news che gira intorno all’auto elettrica?
«Che le auto elettriche ed ibride siano la stessa cosa, solo che quelle elettriche sei costretto a fermarti per ricaricarle con le spine mentre le ibride si ricaricano in marcia. Messa in questo modo, sembra che il risultato sia uguale, ma non è così perché l’auto ibrida senza spina può percorrere solo 2 o 3 km in elettrico e il resto lo fa con il motore a benzina».

Auto elettrica significa un modo diverso di vivere. Come migliorare la nostra qualità di vita di automobilisti?
«Dando il supporto necessario affinché l’esperienza di utilizzo sia identica a quella di un’auto tradizionale, a cominciare dal processo di vendita e di consulenza perciò che riguarda l’installazione della wallbox a casa. La Volkswagen sta progettando anche robot di ricarica e colonnine mobili».

Perché la demonizzazione del diesel va di pari passo con l’esaltazione dell’elettrico?
«Se non ci fosse l’elettrico probabilmente non ci sarebbe una demonizzazione così accesa del diesel. Demonizzare il diesel Euro 6 è una follia dal punto di vista scientifico e da quello economico, noi siamo ben consapevoli che il lungo periodo di transizione fino alla totale diffusione della mobilità elettrica renda necessario l’utilizzo di tutte le tecnologie tradizionali ma evolute di cui disponiamo (benzina, diesel, metano e ibrido)».

Dobbiamo avere meno macchine in strada. Sembra un controsenso per una casa automobilistica…
«Solo apparentemente. Non è affatto detto che avere meno automobili in strada significhi venderne meno. Secondo me, la formula è quella di aumentare il tasso di sostituzione: posso vendere lo stesso numero di automobili, ma averne di meno su strada, ma più pulite e sicure».

Muoversi è diventato sempre più complicato. Non basta solo l’elettrico. Che cosa fa un costruttore oltre ad auto migliori?
«L’elettrificazione è solo un aspetto del futuro dell’auto. L’automobile diventerà sempre di più una culla digitale nella quale potremo trascorrere sempre più tempo: non sarà solo un mezzo di trasporto per passare dal punto A al punto B, ma un ambiente sempre più simile alla casa o all’ufficio. E poi c’è la guida autonoma per il raggiungimento di un livello di sicurezza sempre più elevato».

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Enel X: Nella mobilità elettrica pronti alla fase

La sostenibilità è alla base delle scelte di business di Enel e passa anche dalla mobilità elettrica. Intervista all’amministratore delegato di Enel X, Francesco Venturini (Fonte: Il Sole 24 ore)

La sostenibilità è al centro della strategia del gruppo Enel. Come si declina in Enel X?
«La sostenibilità è alla base delle scelte di business di Enel e le attività Enel X, nell’ambito dell’elettrificazione dei consumi, dell’efficienza energetica e della promozione di attività che applichino i principi dell’economia circolare, ne sono la dimostrazione- come spiega l’amministrastore delegato di Enel X, Francesco Venturini – Stiamo progressivamente creando un ecosistema capace di sfruttare le potenzialità offerte dalla digitalizzazione per creare valore economico, sociale e ambientale per tutti i nostri clienti. Le sfide sono molteplici e vanno dallo sviluppo di infrastrutture e tecnologie per la ricarica dei veicoli elettrici alle soluzioni di illuminazione e gestione dei flussi di energia per le pubbliche amministrazioni, passando per le offerte di servizi per l’efficienza energetica per i privati e per l’industria».

Soffermiamoci sulla mobilità elettrica. In che direzione si sta andando? E quali sono gli interventi e gli investimenti di Enel?
«La direzione mi sembra ormai chiara e lo dimostrano le scelte effettuate ormai dalla quasi totalità delle case automobilistiche che stanno investendo pesantemente sulla mobilità a zero emissioni. Come dimostrano gli ultimi dati sulle vendite, chi compra un’auto elettrica lo fa prendendo in considerazione prima di tutto veicoli ibridi plug-in, poi quelli elettrici e solo successivamente quelli tradizionali. La tecnologia sta evolvendo velocemente così come le abitudini dei consumatori, anche se il vero cambiamento avverrà tra qualche mese quando entreranno sul mercato i primi modelli accessibili al grande pubblico e quando, anche grazie al nostro contributo, si espanderà in maniera capillare l’infrastruttura di ricarica in città e fuori».

Parliamo proprio delle ricariche, uno dei temi su cui si dibatte sempre. A che punto è il vostro piano di copertura?
«Il nostro compito è quello di offrire le tecnologie per la ricarica privata e di realizzare una infrastruttura pubblica che elimini la barriera psicologica di restare a secco di energia lungo la strada. Abbiamo compiuto importanti passi in avanti e in Italia è ora possibile viaggiare da nord a sud contando su una rete di 15mila punti di ricarica pubblici di cui quasi 11mila di Enel X. Diciamo che la fase uno, quella di garantire una copertura capillare di tutto il Paese è conclusa, ora inizia una fase altrettanto importante che ci vedrà, nei prossimi 2 anni, rafforzare molto la presenza dei punti di ricarica nelle grandi aree metropolitane e installare infrastrutture di ricarica sempre più potenti lungo le tratte extraurbane e la rete autostradale».

L’emergenza Covid-19 ha cambiato le prospettive e il modo di vivere. Voi immaginate le città circolari, la pandemia può accelerare o rallentare questo percorso?
«La pandemia ci ha messo di fronte a una inevitabile scelta: proseguiamo con attività e vecchi modelli divenuti ormai insostenibili oppure modifichiamo il nostro approccio avendo maggiore attenzione alle scelte e alla tutela dell’ambiente in cui viviamo. Un processo che va applicato a tutti i livelli e che presenta enormi opportunità di cambiamento e crescita. Le città circolari sono parte integrante del processo di transizione energetica che apparentemente si è interrotto qualche mese fa, ma che invece continua a muoversi nella stessa direzione. Proprio a questo proposito Enel ha realizzato il terzo studio “Città circolari – Le città di domani”, un’analisi dei benefici economici, sociali e ambientali, che i paesaggi urbani del futuro possono trarre da un approccio basato sull’economia circolare. Un tassello importante per le città del futuro è certamente la diffusione della mobilità elettrica anche nei servizi ai cittadini ed è per questo che già da qualche anno stiamo investendo in Sud America e in Spagna sullo sviluppo di progetti per il trasporto pubblico sostenibile. Ad oggi abbiamo fornito alle compagnie locali di settore 991 bus elettrici nelle grandi aree metropolitane di Santiago del Cile, Bogotà, Montevideo e Barcellona. Un numero destinato a crescere in tutto il Sud America, grazie al recente accordo che abbiamo stretto con la società di investimento AMP Capital, in Europa ed in Nord America, tutti mercati in cui Enel X è molto attiva. Siamo convinti che una corretta ripresa dell’intero comparto economico è possibile solo se continuiamo a puntare sull’accelerazione degli investimenti nel campo della sostenibilità e della digitalizzazione».

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Mobilità elettrica: BCC Energia e Enel X uniscono le forze

Intesa tra Enel X e BCC Energia per dare impulso alla mobilità elettrica nelle città, nelle aree metropolitane, nei piccoli Comuni e nelle aree interne del Paese. Intervista a Federico Caleno ed Augusto dell’Erba.

BCC Energia, il Consorzio delle Banche di Credito Cooperativo che supporta le BCC nei servizi in ambito energetico, ed Enel X, la business line del Gruppo Enel dedicata ai prodotti innovativi e soluzioni digitali, hanno sottoscritto un importante Accordo quadro in materia di mobilità sostenibile: l’intesa prevede, infatti, una partnership per la fornitura di materiali e servizi per l’installazione, gestione e manutenzione di infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici (auto, furgoni, motoveicoli…) presso le sedi e le filiali delle Banche di Credito Cooperativo.

La mobilità elettrica è il nuovo tassello che si inserisce nel mosaico delle azioni e degli interventi che il Credito Cooperativo mette in campo per transitare verso la sostenibilità energetica e un futuro più green. Un mosaico già composto dalla promozione e dall’uso di fonti rinnovabili di energia, dall’efficientamento degli impianti e dal monitoraggio dei consumi.

Solo nel 2019, attraverso il Consorzio BCC Energia, il Credito Cooperativo ha evitato l’immissione in atmosfera di 35.567 tonnellate di CO2. Le BCC e le imprese socie o clienti aderenti al Consorzio, nel 2019, hanno infatti consumato 125.199.391 KWh di energia green (generata da fonti rinnovabili) a condizioni agevolate, con un risparmio di 1,3 milioni di euro.

La nuova partnership permetterà di diffondere anche nei piccoli centri e nelle aree interne, oltre che nelle città e nelle aree metropolitane, la cultura e le prassi di mobilità sostenibile grazie alla capillarità che caratterizza le Banche di Credito Cooperativo, unita alle soluzioni tecnologiche innovative di Enel X, che già opera sull’intero territorio nazionale. Ad oggi infatti sono più di 10.500 i punti di ricarica installati dall’azienda in tutto il Paese, con l’obiettivo di toccare quota 28mila entro il 2022. Nello specifico, le sedi e le filiali delle Banche di Credito Cooperativo potranno accedere ai servizi dedicati alla mobilità sostenibile di Enel X, attraverso la vasta gamma di infrastrutture di ricarica che consentono di ricaricare i veicoli elettrici presenti sul mercato.

“Favorire la diffusione delle colonnine di ricarica di veicoli elettrici presso le BCC conferma l’attenzione ai territori propria delle banche di comunità, con l’obiettivo di sostenere attivamente la transizione green e di promuovere stili di vita sostenibili”, ha detto il Presidente di BCC Energia e di Federcasse (la Federazione nazionale delle BCC), Augusto dell’Erba.

Enel C vs BCC

“La diffusione della mobilità elettrica è l’obiettivo principale di Enel X ed è raggiungibile grazie anche agli accordi con le più importanti aziende italiane – ha dichiarato Federico Caleno, responsabile e-mobility Italia di Enel X – la partnership con BCC Energia è la testimonianza del nostro impegno e ci permette di fornire le nostre tecnologie innovative per la ricarica di veicoli elettrici ai soci e ai clienti delle Banche di Credito Cooperativo presenti in tutto il Paese”.

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